SCHOPENHAUER: la duplice porspettiva

                                                                                                              Arthur Schopenhauer (1788-1860)



La DUPLICE PROSPETTIVA sulla realtà in Schopenhauer emerge principalmente attraverso la sua distinzione tra "rappresentazione" e "volontà" (Wille und Vorstellung), che costituisce il fulcro del suo pensiero filosofico, esposto nell'opera Il mondo come volontà e rappresentazione (1818).

Si tratta di due visioni che conducono a soluzioni differenti.
Secondo la prima il mondo è una rappresentazione prospettiva scientifica; secondo l'altra il mondo è volontà di vivere (visione filosofica).


1. IL MONDO COME RAPPRESENTAZIONE -> "mondo è una mia rappresentazione"
Dire che il mondo è una mia rappresentazione significa avere la consapevolezza che non mi possibile sapere come le cose siano in se stesse, ma soltanto come esse si presentano nella mia esperienza (cioè in relazione di miei organi di senso e alle mie facoltà conoscitive).

-prospettiva fenomenica:
Seguendo la tradizione kantiana, Schopenhauer afferma che il mondo che percepiamo è una costruzione soggettiva: non conosciamo le cose "in sé", ma solo come fenomeni rappresentati dalla nostra coscienza.
Il mondo non esiste se non nel rapporto tra soggetto e oggetto che caratterizza la rappresentazione.
E' in questo senso che Schopenhauer tutte le cose sono " fenomeni": esse si identificano con la realtà che è elaborata nella relazione tra soggetto e oggetto (rappresentazione), e non hanno esistenza se non in rapporto alla soggettività e alle sue forme a priori.

Soggetto possiede una "struttura" mentale con cui elabora l'esperienza sensibile, tramite le forme a priori dello spazio, del tempo e della casualità.
-> spazio e tempo: servono ad organizzare il materiale percettivo (precisi rapporti spaziali e temporali)
       -> "principio di individuazione" = individuazione delle cose, differenziazione in elementi isolati e distinti
-> casualità: "principio di ragion sufficente" = organizzazione mondo fenomenico tramite causa-effetto
      -> 4 configurazioni diverse: principio del divenire (spiega relazione causa-effetto)
                                                       principio del conoscere (rapporto premesse-conseguenze)
                                                       principio dell'essere (ordina connessioni spazio-tempo)
                                                       principio dell'agire (connessioni tra azioni compiute-motivi)
Per Schopenhauer, è nella causalità che va ricercato il fondamento della realtà fenomenica, la quale è essenzialmente azione reciproca delle cose.

-la funzione del soggetto:
Schopenhauer, come Kant, considera il mondo fenomenico come il risultato della rappresentazione e della conoscenza scientifica, dominato dalla causalità. Tuttavia, mentre Kant vedeva questa dimensione come una conoscenza certa e oggettiva (basata sulle categorie a priori che garantiscono necessità e universalità), Schopenhauer la interpreta come illusoria e ingannevole.
Riprendendo la tradizione induista, Schopenhauer definisce il mondo fenomenico come maya (illusione o magia), un "velo" che nasconde la vera essenza della realtà. Anche se il mondo appare ordinato e coerente, per Schopenhauer è fatto solo di apparenze, proprio come le immagini di un sogno.



2. IL MONDO COME VOLONTA'
-prospettiva noumenica:
Schopenhauer sostiene che il corpo sia la chiave per comprendere l'essenza della realtà, andando oltre il "velo di Maya" e accedendo alla verità della vita. A differenza della conoscenza scientifica, limitata al mondo fenomenico e alle leggi della rappresentazione, il corpo ha una doppia natura: da un lato è un oggetto tra gli oggetti del mondo, soggetto alle leggi della causalità; dall'altro è la manifestazione diretta della volontà di vivere, una forza primigenia e irrazionale che costituisce l'essenza stessa dell'esistenza.

Attraverso il corpo e le sue esperienze – gioie, dolori e impulsi – ognuno può percepire intuitivamente questa volontà, che è la vera natura del proprio io e di tutta la realtà. Questa esperienza corporea, immediata e intima, consente di superare i limiti della rappresentazione e del sapere razionale, permettendo di intravedere la verità che si cela dietro il mondo delle apparenze.

-volontà di vivere come essenza dell'universo:
Schopenhauer identifica nella volontà di vivere l'essenza profonda dell'universo.
Questa volontà è un impulso cieco, irrazionale e inarrestabile, che si manifesta in ogni aspetto della realtà. Negli esseri umani, si esprime attraverso i bisogni fondamentali e gli istinti.
L'uomo e la donna, quindi, non agiscono per una scelta consapevole, ma come strumenti della volontà, che persegue il proprio fine senza ragione o scopo.
Questa volontà, tuttavia, non è esclusiva dell'uomo, ma permea tutto l'universo.
Una volta squarciato il "velo di Maya", ossia riconosciuta l'illusorietà del mondo fenomenico, si comprende che la vera realtà non è quella delle apparenze, ma questa volontà universale, che rappresenta l'essenza intima di ogni cosa. Per Schopenhauer, quindi, tutto ciò che esiste non è altro che un'espressione di questa volontà di vivere, che domina e governa l'intero universo.

Schopenhauer, dopo aver individuato la volontà come l'essenza profonda della realtà attraverso l'esperienza corporea, ne descrive le caratteristiche principali.
  -> inconsapevole (ossia un impulso naturale che esiste prima della coscienza.
  -> eterna e indistruttibile (poiché non è soggetta al tempo e non può essere annientata)
  -> unica (non legata a singoli individui o oggetti, ma sempre la stessa volontà per tutti i fenomeni)
  -> cieca (priva di scopo o finalità: esiste per affermare sé stessa, senza una ragione che la giustifichi)

-"la vita come continuo oscillare tra desiderio e noia"
Schopenhauer vede la vita come un continuo oscillare tra desiderio e noia, con il dolore come esperienza predominante. La volontà, essenza del mondo, spinge gli esseri viventi a desiderare incessantemente, ma il desiderio nasce sempre da una condizione di mancanza, che provoca sofferenza. Gli esseri umani, essendo per natura "carenti", non possono mai raggiungere un appagamento definitivo: ogni desiderio soddisfatto lascia spazio a un nuovo desiderio, rendendo il piacere solo un breve sollievo tra due dolori.
Oltre al dolore del desiderio insaziabile, subentra la noia, una condizione di vuoto e stasi che si manifesta quando viene meno l’ansia di desiderare o agire. La vita, dunque, è segnata da un inutile alternarsi tra desiderio e noia, con il piacere che rimane sempre fugace e insoddisfacente.

Schopenhauer conclude che il dolore domina il mondo: tutti gli esseri soffrono, dai fiori che appassiscono, agli animali che cacciano e sono cacciati, fino agli esseri umani, che soffrono ancora di più a causa della loro maggiore consapevolezza.

La vita umana è così caratterizzata da un’inquietudine perenne e da una sofferenza senza tregua, aggravata dalla consapevolezza del proprio destino e dalla certezza della morte.



VIE DI LIBERAZIONE
Schopenhauer individua nell’ESPERIENZA ESTETICA una delle principali vie di liberazione dal dolore dell’esistenza, poiché essa permette di sospendere temporaneamente il dominio della volontà.
-> ARTE: Durante l’esperienza estetica, l’uomo si distacca dai propri desideri e dalla sofferenza personale, entrando in uno stato di contemplazione pura e disinteressata, fuori dal tempo, dallo spazio e dalla causalità. L’arte rivela la realtà nella sua dimensione ideale, interrompendo il ciclo della brama e della sofferenza.
  -> TRAGEDIA (funzione catartica): rappresentando il dolore e le passioni universali (amore, morte, ingiustizia). Oggettiva il dolore umano, rendendolo universale e permettendo agli spettatori di superare la propria sofferenza individuale. Questo processo consente di guardare il dolore con distacco, attenuandone l’impatto emotivo e "scaricando" le passioni.
  -> MUSICA: è indipendente dal mondo fenomenico. Essa non rappresenta la realtà materiale, ma esprime direttamente la volontà nella sua forma più pura. Proprio per questa sua essenza, la musica trascende i limiti della realtà materiale e diventa uno strumento privilegiato di elevazione spirituale.

Schopenhauer considera la MORALE una via più duratura rispetto all'arte per liberarsi dalla sofferenza, poiché non si limita a una contemplazione disinteressata ma implica un impegno pratico verso il prossimo. Attraverso la morale, l’uomo supera il principio di individuazione e riconosce che la sua volontà è parte di un’unica volontà universale che accomuna tutti gli esseri.
La morale si manifesta in due forme:
  -> GIUSTIZIA: consiste nel non arrecare danno agli altri, negando la volontà egoistica e promuovendo un comportamento regolato dal diritto.
  -> CARITA': implica il fare del bene agli altri, guidati dalla compassione, che nasce dal riconoscimento della sofferenza comune a tutti gli esseri.

Queste virtù negano l’egoismo e riducono i conflitti tra gli uomini, ma per raggiungere una liberazione totale dalla volontà è necessario intraprendere il percorso dell’ascesi, che elimina la volontà di vivere in modo radicale.
L'ASCESI, per Schopenhauer, è il mezzo più radicale per liberarsi dalla sofferenza, attraverso la negazione totale della volontà di vivere (noluntas). Essa nasce dall’orrore per la volontà stessa, che è la radice di ogni dolore, e si attua con la mortificazione degli istinti e dei bisogni. 
Rinuncia ai piaceri e pratica delle virtù ascetiche, come l’umiltà, il digiuno, la povertà, il sacrificio e la rassegnazione.
Sebbene richiami la tradizione mistica cristiana, l’ascesi di Schopenhauer ha un obiettivo diverso: non l’unione con Dio, ma il raggiungimento del NIRVANA, un concetto di origine buddhista. Questo nirvana è l’esperienza del nulla, inteso non come un nulla assoluto o sostanziale, ma come la negazione del mondo fenomenico, con la sua catena causale, lo spazio, il tempo e la volontà stessa.
Per il saggio che raggiunge questo stato, il nulla non è morte né vuoto, ma la liberazione totale dalla sofferenza e dai limiti della realtà fenomenica. È una condizione di assoluta serenità, in cui si dissolvono le catene del mondo e le distinzioni tra soggetto e oggetto, io e tu. Il nirvana, dunque, rappresenta la conquista di una pace definitiva, in cui l’essere umano si libera da ogni desiderio e dolore.

Commenti

Post popolari in questo blog

HEGEL: dialettica servo padrone

KIERKEGAARD: le possibilità e scelte dell'esistenza