BERGSON: l'essenza del tempo
L'ANALISI DEL CONCETTO DI TEMPO
La riflessione di Bergson si basa sullo studio del concetto di tempo quale era stato elaborato dalla fisica. Egli si accorge che il tempo, secondo la visione della scienza, è privo di "durata", cioè proprio di quella caratteristica che ne definisce l'essenza
Bergson distingue due tipi di tempo: il tempo della scienza e il tempo della coscienza:
Il TEMPO DELLA SCIENZA è quello misurato dagli orologi, un tempo spazializzato e uniforme, formato da istanti separati che possiamo contare e rappresentare come punti su una linea retta. Questo tipo di tempo è utile nella vita quotidiana perché permette di organizzare attività come prendere un treno o gestire l’economia, ma non coglie l’essenza del tempo stesso.
Il TEMPO DELLA COSCIENZA, invece, è il tempo vissuto interiormente. Non è fatto di istanti separati, ma di un flusso continuo in cui passato, presente e futuro si mescolano. In questo tempo, la memoria ci fa rivivere il passato e la progettualità ci fa pensare al futuro, tutto in modo integrato. Ad esempio, un ricordo del passato può essere più presente nella nostra mente di un evento che sta accadendo ora. Questo tempo non può essere misurato come quello scientifico, ma è il vero "tempo della vita", che non si può ridurre a numeri e orologi.
Il tempo dello spirito, secondo Bergson, è un tempo interiore, che ha diverse caratteristiche:
-Durata: è il tempo che dura, dove il passato continua a vivere nel presente e può ancora influenzare il futuro.
-Tempo della vita: è il tempo che riguarda le esperienze personali e significative per ogni individuo, come un ricordo affettuoso, che ha un valore molto più profondo di qualcosa di oggettivamente misurabile (es. come l'orario dei treni).
-Tempo qualitativo: non è misurabile con gli orologi, ma è legato alla qualità dei ricordi e delle emozioni che proviamo.
-Flusso continuo: non è composto da istanti separati, ma è un flusso ininterrotto che non può essere diviso come il tempo misurato dagli orologi.
Bergson identifica la coscienza con la MEMORIA, ma la intende in modo più ampio rispetto al senso tradizionale.
In "Materia e Memoria", distingue tre tipi di memoria:
1. RICORDO PURO (o memoria pura): la coscienza stessa, una durata spirituale che conserva l’esperienza passata in modo integrale, senza che ne siamo consapevoli. È un deposito continuo di ricordi, che ci accompagna senza che ce ne accorgiamo. In questo senso, non siamo mai solo nel presente, ma sempre anche nel nostro passato.
2. RICORDO-IMMAGINE: la materializzazione del nostro passato che diventa parzialmente presente, dipendente dal cervello e utile per l'azione. Non tutta la memoria è cosciente; la coscienza è più ampia della consapevolezza momentanea.
3. PERCEZIONE: il modo in cui il cervello gestisce la memoria, ed è un fatto fisiologico. Questo processo può essere alterato da danni cerebrali.
Bergson spiega che malattie come l'amnesia colpiscono solo il ricordo-immagine, non il ricordo puro. Questo significa che, anche in caso di perdita di memoria, il nostro passato non si perde mai davvero, ma resta intatto nella continuità della coscienza. Le persone che si svegliano dopo il coma e ricordano eventi passati dimostrano che il nostro passato è sempre virtualmente disponibile, anche se in modo inconscio. Paradossalmente, la memoria è più oblio che ricordo.
Per Bergson, la PERCEZIONE è la facoltà che ci connette al mondo esterno e seleziona i dati utili alla nostra vita pratica. Essa si concentra sul presente e sulle necessità immediate, limitando la coscienza per permettere l'azione. Il corpo, quindi, ha la funzione di "limitare" la vita dello spirito, aiutandoci a focalizzarci sull'azione concreta.
La memoria e la percezione rappresentano i due estremi della coscienza: la memoria conserva la totalità della vita vissuta, mentre la percezione si concentra solo sugli aspetti rilevanti per il presente. Una percezione, come un suono o un'immagine, può riattivare ricordi profondi, che sono al di sotto del livello consapevole, ma influenzano costantemente la coscienza.
In queste riflessioni si intravedono similitudini con la teoria freudiana dell'inconscio, un serbatoio di ricordi e pulsioni che, nonostante siano rimossi, continuano a influenzare la nostra mente. Inoltre, Bergson supera la divisione tra spirito e corpo, suggerendo che la memoria e la percezione sono i poli opposti di un'unica vita della coscienza.
LO SLANCIO VITALE
In L'evoluzione creatrice (1907), Bergson supera la separazione tra materia e spirito, affermando che entrambe sono legate da una forza vitale unica, l’élan vital, un'energia che crea continuamente e in modo imprevedibile nuove forme di vita. La vita, per Bergson, non è un processo lineare di costruzione, ma nasce da un impulso iniziale che evolve in modo libero e senza necessità, mantenendo sempre il legame con il passato. Questo slancio vitale si espande nell'universo, creando differenti forme di vita, come il mondo vegetale e animale, che sono due diramazioni della stessa forza vitale.
Bergson rifiuta un'idea finalistica dell'evoluzione: la vita non segue un disegno predeterminato, ma è una creatività libera che si manifesta in modo imprevedibile. L’unità della vita precede la differenziazione delle specie e si esprime come una forza che agisce "alle spalle" di ogni cambiamento. Ogni essere vivente è un frammento di questa energia, e la vita si sviluppa in un processo continuo di trasformazione.
Per Bergson, quindi, materia e spirito non sono separati, ma sono due manifestazioni dello stesso slancio vitale: la materia è l'esito della perdita di energia dello spirito. L’evoluzione è creativa, poiché è sia soggetto che oggetto di se stessa, e ogni forma di vita è il risultato di una continua espansione e trasformazione dell'energia vitale.
LA COSCENZA
Bergson sostiene che l'essenza profonda della realtà è uno slancio vitale caratterizzato da durata, continuità e unità. Tuttavia, nella nostra esperienza conoscitiva, tendiamo a "spazializzare" la realtà, frammentando il tempo e separandolo in segmenti. Questo accade perché la nostra mente, influenzata dall'intelligenza e dal bisogno di adattamento pratico, tende a separare e analizzare la realtà, rendendo difficile percepire la nostra durata interiore in modo integrato.
Bergson distingue due tipi di conoscenza: quella analitica (intellettuale) e quella intuitiva.
COSCENZA ANALITICA: Si basa sull'osservazione esterna e sull'uso di simboli e rappresentazioni per descrivere gli oggetti. Ad esempio, per conoscere una città, possiamo scattare fotografie e combinare le immagini per ricostruirla. Questa conoscenza è utile per adattarsi all'ambiente e risolvere problemi pratici, ma è parziale e astratta, perché non coglie l'oggetto nella sua totalità.
COSCIENZA INTUITIVA: Consiste in un'esperienza diretta e immediata dell'oggetto, senza frammentarlo in parti. Per esempio, per conoscere una città, cammineremmo per le sue strade, vivendo l'atmosfera direttamente, senza usare immagini parziali. Questa forma di conoscenza permette di cogliere la realtà nella sua interezza e rispetta la continuità della coscienza.
Bergson sostiene che, mentre la conoscenza analitica è utile per azioni pratiche, solo l'intuizione consente una comprensione completa e profonda della realtà e della nostra durata interiore.
CONTRAPPOSIZIONE TRA METAFISICA E SCIENZA
Bergson sostiene che l'intuizione, tipica dell'arte e della metafisica, rappresenti una forma di conoscenza più adeguata rispetto all'intelligenza per cogliere la vera essenza della realtà. La critica alla metafisica da parte di empiristi e razionalisti, che la consideravano illusoria e irraggiungibile, deriva dal fatto che si è cercato di affrontarla con l'intelligenza, uno strumento che risulta insufficiente in questi ambiti. Tuttavia, Bergson non svaluta la scienza, riconoscendo che essa è fondamentale per il progresso pratico e tecnico. La scienza è utile per l'azione e la produzione di strumenti, ma non può penetrare l'essenza del reale, poiché le categorie scientifiche sono inadeguate a comprendere la totalità della realtà, che richiede l'intuizione.
L'intuizione, però, è difficile da sviluppare per l'essere umano, abituato a risolvere problemi pratici con l'intelligenza. Per accedere all'intuizione, bisogna adottare un atteggiamento disinteressato e rinunciare agli strumenti dell'intelligenza, come la concettualizzazione e il linguaggio. I concetti, infatti, sono astratti e frammentari, e il linguaggio distorce la realtà, separandola in parti. La realtà, per essere compresa nella sua interezza e spiritualità, non può essere ridotta a concetti o espressa con parole.
Bergson stesso trova difficile trasmettere la sua visione intuitiva del mondo, per cui ricorre a immagini e metafore. Questo spiega anche il suo interesse per l'arte, considerata un modello di conoscenza, e la sua produzione letteraria, che gli valse il premio Nobel per la letteratura.
LA MORALE E LA RELIGIONE
Nella sua opera Le due fonti della morale e della religione (1932), Bergson applica la sua teoria dello slancio vitale alla società, distinguendo due tipi di organizzazione sociale: la società chiusa e la società aperta. La società chiusa è autoritaria e promuove la morale dell'obbligazione, caratterizzata da conformismo e staticità, in cui l'individuo si sottomette ai valori rigidi del gruppo. Al contrario, la società aperta si basa sulla morale assoluta, che valorizza la libertà, la creatività e il progresso sociale, mirando alla realizzazione dell'umanità attraverso nuove forme di convivenza.
Bergson associa queste due forme di morale a due tipi di religione: la religione statica, che si basa su miti e superstizioni per proteggere l'uomo dalle sue paure, e la religione dinamica, vissuta dai mistici, che consiste nella partecipazione allo slancio creatore della vita e nell'unificazione con Dio. Per Bergson, questo slancio creatore è Dio stesso, e la mistica rappresenta la risposta ai mali morali e sociali. Egli auspica che sempre più individui si aprano all’esperienza mistica dell'amore, affinché l'energia "divina" possa trasformare radicalmente l'umanità, in un mondo dominato dalla tecnica e dalla meccanica.
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