SCUOLA DI FRANCOFORTE: WEBER, MARCUSE, BENJAMIN
Herbert Marcuse, filosofo della Scuola di Francoforte, critica la società moderna per come forza le persone ad adattarsi a un sistema che reprime i desideri e gli istinti umani.
Nel suo libro Eros e civiltà (1955), unisce le idee di Freud e Marx per dire che la civiltà si è costruita soffocando le passioni.
A differenza di Freud, che pensava che un po’ di repressione fosse necessaria, Marcuse afferma che nella società industriale c’è troppa repressione: il capitalismo spinge le persone a vivere solo per lavorare e produrre, dimenticando il piacere, la felicità e la libertà.
Le persone finiscono per accettare questa vita come normale e si reprimono da sole: Marcuse chiama questo processo autorepressione.
Prometeo, simbolo della scienza e della tecnica, rappresenta questa società che premia il lavoro e la fatica, ma toglie spazio al piacere e alla libertà individuale.
Herbert Marcuse propone tre vie di salvezza per liberarsi dalla repressione e dall’autorepressione imposta dalla società moderna:
1. ARTE:
-L’arte è una forma di espressione libera e creativa, non controllata dalla logica del lavoro.
-Diversamente dalla ragione, non comanda ma ispira, come la figura di Orfeo, simbolo della musica e della poesia.
-L’arte mantiene viva l’utopia, cioè la speranza in un mondo diverso e migliore, spingendo le persone a immaginare e desiderare la libertà.
2. L'EROS (l'energia del desiderio)
L’eros è l’energia vitale e sessuale originaria, prima che venga repressa dalla società.
-Anche se oggi la sessualità sembra libera, in realtà è controllata dal sistema per dare solo l’illusione della libertà.
-Questo tipo di sessualità è ridotta a puro piacere fisico, senza vera creatività o forza liberatoria.
-Invece, l’eros autentico ha una forza rivoluzionaria, perché minaccia l’ordine sociale e può aiutare a rompere l’omologazione.
3. I NUOVI SOGGETTI RIVOLUZIONARI
-Nel libro L’uomo a una dimensione (1964), Marcuse non crede più che siano gli operai (come pensava Marx) a cambiare il sistema, perché si sono integrati in esso.
-I veri rivoluzionari, oggi, sono gli emarginati: poveri, stranieri, disoccupati, disabili, perseguitati.
-Anche se non hanno ancora coscienza del loro potere, vivono fuori dal sistema e proprio per questo possono rovesciarlo.
-Marcuse chiama questo atto il “Grande rifiuto”: un rifiuto totale del sistema capitalistico.
-un’utopia, ma per Marcuse è necessaria per immaginare e costruire un futuro migliore.
Nel suo libro Eros e civiltà (1955), unisce le idee di Freud e Marx per dire che la civiltà si è costruita soffocando le passioni.
A differenza di Freud, che pensava che un po’ di repressione fosse necessaria, Marcuse afferma che nella società industriale c’è troppa repressione: il capitalismo spinge le persone a vivere solo per lavorare e produrre, dimenticando il piacere, la felicità e la libertà.
Le persone finiscono per accettare questa vita come normale e si reprimono da sole: Marcuse chiama questo processo autorepressione.
Prometeo, simbolo della scienza e della tecnica, rappresenta questa società che premia il lavoro e la fatica, ma toglie spazio al piacere e alla libertà individuale.
Herbert Marcuse propone tre vie di salvezza per liberarsi dalla repressione e dall’autorepressione imposta dalla società moderna:
1. ARTE:
-L’arte è una forma di espressione libera e creativa, non controllata dalla logica del lavoro.
-Diversamente dalla ragione, non comanda ma ispira, come la figura di Orfeo, simbolo della musica e della poesia.
-L’arte mantiene viva l’utopia, cioè la speranza in un mondo diverso e migliore, spingendo le persone a immaginare e desiderare la libertà.
2. L'EROS (l'energia del desiderio)
L’eros è l’energia vitale e sessuale originaria, prima che venga repressa dalla società.
-Anche se oggi la sessualità sembra libera, in realtà è controllata dal sistema per dare solo l’illusione della libertà.
-Questo tipo di sessualità è ridotta a puro piacere fisico, senza vera creatività o forza liberatoria.
-Invece, l’eros autentico ha una forza rivoluzionaria, perché minaccia l’ordine sociale e può aiutare a rompere l’omologazione.
3. I NUOVI SOGGETTI RIVOLUZIONARI
-Nel libro L’uomo a una dimensione (1964), Marcuse non crede più che siano gli operai (come pensava Marx) a cambiare il sistema, perché si sono integrati in esso.
-I veri rivoluzionari, oggi, sono gli emarginati: poveri, stranieri, disoccupati, disabili, perseguitati.
-Anche se non hanno ancora coscienza del loro potere, vivono fuori dal sistema e proprio per questo possono rovesciarlo.
-Marcuse chiama questo atto il “Grande rifiuto”: un rifiuto totale del sistema capitalistico.
-un’utopia, ma per Marcuse è necessaria per immaginare e costruire un futuro migliore.
Walter Benjamin è un autore molto versatile, che ha studiato a fondo il fenomeno artistico.
Credeva che l’arte avesse un valore critico e potesse aiutare a mettere in discussione la realtà.
Nel suo famoso saggio L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica (1936), Benjamin analizza come la tecnologia abbia cambiato il significato dell’arte.
Due valori dell’opera d’arte:
-Aura: è l’unicità, il fascino e la sacralità dell’opera originale, che la rende distante dalle masse e accessibile solo a pochi.
-Valore commerciale: l’opera d’arte è vista anche come un oggetto costoso, un bene di lusso.
Con l’arrivo della riproduzione tecnica (fotografia, cinema, registrazioni…), l’opera non è più unica: può essere copiata e diffusa ovunque. Questo, per Benjamin, è positivo, perché:
-Rende l’arte accessibile a tutti, non solo a pochi privilegiati.
-Permette a chiunque di essere sia spettatore che creatore (chiunque può usare una videocamera, un registratore, ecc.).
-L’opera va incontro al pubblico, arrivando in luoghi e contesti dove prima era assente.
La teoria di Benjamin non vuole essere una difesa entusiastica della modernità o del progresso, ma una critica a una visione classista ed elitista dell’arte. Prima, l’arte era vista come qualcosa di esclusivo, riservata a pochi, ma con la tecnologia e la riproducibilità tecnica, anche le masse possono avvicinarsi ai capolavori.
Benjamin riconosce i limiti della visione tradizionale e vede nella tecnologia nuove grandi possibilità per l’arte. Importante è il fatto che oggi l’arte non esiste solo nell’opera originale, ma anche nel modo in cui viene ricevuta dal pubblico.
Con la riproducibilità tecnica, l’arte perde la sua “aura” sacra tipica dell’800 e cambia il modo in cui si fruisce, anticipando il tipo di arte delle avanguardie, che usa materiali e strumenti diversi per rompere con le tradizioni e aprire nuove strade.
Questa riproducibilità segna il trionfo della copia, uguale e accessibile a tutti, e per Benjamin ha un potenziale rivoluzionario: dare alle masse accesso all’arte significa anche dare loro un nuovo strumento per mettere in discussione l’ordine sociale esistente.
Solo una distruzione radicale di questo ordine inumano può aprire la strada a una vera felicità.
Credeva che l’arte avesse un valore critico e potesse aiutare a mettere in discussione la realtà.
Nel suo famoso saggio L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica (1936), Benjamin analizza come la tecnologia abbia cambiato il significato dell’arte.
Due valori dell’opera d’arte:
-Aura: è l’unicità, il fascino e la sacralità dell’opera originale, che la rende distante dalle masse e accessibile solo a pochi.
-Valore commerciale: l’opera d’arte è vista anche come un oggetto costoso, un bene di lusso.
Con l’arrivo della riproduzione tecnica (fotografia, cinema, registrazioni…), l’opera non è più unica: può essere copiata e diffusa ovunque. Questo, per Benjamin, è positivo, perché:
-Rende l’arte accessibile a tutti, non solo a pochi privilegiati.
-Permette a chiunque di essere sia spettatore che creatore (chiunque può usare una videocamera, un registratore, ecc.).
-L’opera va incontro al pubblico, arrivando in luoghi e contesti dove prima era assente.
La teoria di Benjamin non vuole essere una difesa entusiastica della modernità o del progresso, ma una critica a una visione classista ed elitista dell’arte. Prima, l’arte era vista come qualcosa di esclusivo, riservata a pochi, ma con la tecnologia e la riproducibilità tecnica, anche le masse possono avvicinarsi ai capolavori.
Benjamin riconosce i limiti della visione tradizionale e vede nella tecnologia nuove grandi possibilità per l’arte. Importante è il fatto che oggi l’arte non esiste solo nell’opera originale, ma anche nel modo in cui viene ricevuta dal pubblico.
Con la riproducibilità tecnica, l’arte perde la sua “aura” sacra tipica dell’800 e cambia il modo in cui si fruisce, anticipando il tipo di arte delle avanguardie, che usa materiali e strumenti diversi per rompere con le tradizioni e aprire nuove strade.
Questa riproducibilità segna il trionfo della copia, uguale e accessibile a tutti, e per Benjamin ha un potenziale rivoluzionario: dare alle masse accesso all’arte significa anche dare loro un nuovo strumento per mettere in discussione l’ordine sociale esistente.
Solo una distruzione radicale di questo ordine inumano può aprire la strada a una vera felicità.
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